Il prezzo del carburante continua a pesare sui conti di Ryanair, che oggi ha pubblicato i risultati del primo semestre fiscale chiuso a settembre. La compagnia ha registrato un utile netto di 2,15 miliardi di euro, in calo del 15% rispetto ai 2,54 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, pur con un traffico passeggeri in crescita del 6% a 125,8 milioni. I ricavi complessivi sono saliti del 3% a 10,08 miliardi di euro, ma i costi operativi sono aumentati del 10% a 7,69 miliardi, trainati proprio dal carburante.
Secondo Ryanair, il prezzo del jet fuel non coperto dalle operazioni di hedging è raddoppiato, arrivando a circa 130 dollari al barile. La compagnia aveva protetto circa l’80% del proprio fabbisogno a un prezzo di circa 67 dollari al barile, ma per il prossimo esercizio ha coperto soltanto il 25% a circa 95 dollari al barile. «Ci aspettiamo che i prezzi del jet fuel restino elevati anche nel 2027», ha spiegato la società, indicando per il prossimo anno un costo complessivo del carburante che potrebbe raggiungere i 2 miliardi di dollari, un livello record.
Il calo degli utili è stato determinato anche dalla debolezza dei prezzi dei biglietti, scesi del 4%, mentre i costi per passeggero sono aumentati del 5%. Per contrastare l’aumento dei costi, Ryanair ha annunciato un piano di riduzione delle spese che passa dalla revisione degli accordi aeroportuali, alla possibile riduzione del rapporto equipaggio/passeggeri, fino a un utilizzo più intenso dell’intelligenza artificiale. Il conflitto in Medio Oriente continua intanto a far salire i prezzi del petrolio, e la compagnia ha confermato che questo scenario peserà sui costi operativi anche nei prossimi trimestri. Alla Borsa di Dublino il titolo Ryanair guadagna il 4% a 23,82 euro.